Pubblicato in: Life

2016: il cuore sulla pelle

Eccolo, il mio anno che sta finendo. Allontano tutto ciò che è poco. Il poco amore, la poca attenzione, la poca protezione. E soprattutto la poca luce. “Perché poca cosa nessuno merita.”

Ho imparato a voler bene a persone “nuove” e ho smesso di amarne altre che credevo insostituibili.

Ho fatto i conti con persone che si sono rivelate più piccole di ciò che erano ed ho compreso che bisogna donare amore principalmente perché se ne sente il bisogno e non perché si desidera essere ricambiati.

Ho compreso anche che soltanto sulla reciprocità si fondano i rapporti più autentici.

Ho scoperto che ci sono legami difesi così a lungo, che quando poi finiscono possono portarsi dietro persino le macerie del ricordo. E lasciarti addosso nient’altro che tracce impercettibili. Come se i bei ricordi svanissero con il crollo dei legami stessi.

Ho imparato che ci sono persone che si credono più di ciò che sono e che l’alta considerazione di sé, non permette loro di riconoscere i propri limiti, né di provare ad aggiustarli. Asini che si credono cavalli e non hanno neppure l’umiltà di capire… mi impegno a non essere come loro.

Ho scoperto l’ipocrisia di alcuni e la superbia di altri.

Ho capito che nessuno cambia davvero se non ha una motivazione forte e che spesso l’amore, l’affetto e il rispetto non rappresentano affatto motivazioni valide. Esistono diverse accezioni del termine “amore”. E che non tutti sono capaci di provarlo nel senso pieno del termine e nelle diverse forme che può assumere. Non sanno cosa si perdono.

Che ho sopravvalutato troppo le persone sottovalutando me stessa. Errore da non ripetere. Mai.

Ho imparato ad amarmi, ad apprezzarmi e a perdonare le mie debolezze. Ne abbiamo tutti. Le ho conosciute, capite e metabolizzate. Riparto da qui. Da loro. Perché anche le debolezze fanno parte di noi.

Ma ho conosciuto anche persone che mi hanno donato in maniera incondizionata e da loro ho imparato ad essere migliore. Tento di cogliere il meglio di ciò che sapranno e vorranno donarmi.

Eccolo, il mio anno che sta finendo.

Strabordante di ogni emozione possibile. Tanta rabbia “svaporata”. Tanti bocconi amari incassati con forza insospettabile.  Smatasso fili, dipano trame: ho conosciuto un’altra “me”. E mi è piaciuta. Molto più dell’altra.

Perché ho capito che se la sensibilità può far soffrire, le persone aride non hanno “vita”. Corro il rischio di soffrire come accetto di vivere e di rialzare la testa. Perché mi guardo allo specchio e mi piace ciò che vedo “dentro”. Come prima e più di prima.

Autore:

Non ho particolari talenti. Sono solo appassionatamente curioso. Albert Einstein

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