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La cura

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G. non ce la fa. Niente. Non riesce a far niente a scuola. Non riesce a leggere, a scrivere, a contare. Neppure a ricopiare dalla lavagna. È un bambino dolcissimo, buono e generoso. Ma non ce la fa a far nulla. A volte lo vedi che, in bilico sulla sedia, con lo sguardo determinato apre il quaderno e comincia a scrivere con cocciutaggine. Magari ricopia la data e te la fa vedere come se avesse svolto il compito più difficile della sua vita. Perché per lui lo è stato.

È stato difficilissimo controllare, anche solo per pochi minuti, quella smania che lo porta a muoversi continuamente. E lo ha fatto per te. Per compiacerti. Per sentirsi dire “bravo”.
Il suo continuo armeggiare, alzarsi dalla sedia, muoversi trasmette disagio, sofferenza, senso di inadeguatezza. Ci sono giornate durissime in cui tu, maestra esperta e compassata, provi un inarrestabile desiderio di fuggire da lì. Per non doverlo chiamare e controllare ossessivamente.
Altri giorni ti vien voglia di ” prendere provvedimenti seri”: segnalare, convocare, relazionare.
Altri ancora ti metti alla disperata ricerca di aiuto. Dalle colleghe, dagli esperti, dalla rete.
Certo il suo è un disturbo. Ma non sappiamo quale, per ora.

Bes: bisogni educativi speciali. Forse.
Bisognosi di “cura”, nel senso pieno della parola, direi. La cura nei gesti quotidiani in famiglia.
La cura di un genitore che ti sveglia, con calma, che ti controlla il materiale scolastico, che si assicura che tu abbia studiato o fatto i compiti. La cura di una colazione consumata insieme.
Si vive di corsa. Non c’è più tempo per queste cose. E a soffrirne sono i più deboli. Che non hanno bisogni speciali. Hanno bisogni umani, naturali che la nostra società, il nostro modo di vivere ha fatto diventare ” speciali”.
” Maestra, mi spiace. Io non ho tempo per seguirlo nei compiti.” Moltissimi genitori lo confessano con assoluta chiarezza.

Torno a G.
Ogni tanto, solo ogni tanto, arrivano quei giorni, illuminati e “benedetti”, in cui davvero riesci ad essere Maestra. A fermarlo. A vederlo entusiasta e finalmente partecipe di qualcosa. Capita raramente ma quando succede ti senti felice.

Un semplice video su Halloween. Con mostri canterini e scheletri ballanti.

G. canta, balla e osserva con tanta concentrazione che, alla terza visione, conosce l’ordine di comparsa dei personaggi e le parole che li definiscono

La lezione successiva proviamo a scrivere le parole sentite e “viste” nel video.

G. non riesce. Si alza, si infila sotto il banco alla solita ricerca della gomma che non c’è.

Proviamo a ripeterle e lui indica l’immagine giusta e sorride felice.
A fine lezione mi si avvicina e mi dice piano: ” Mae, io l’ho visto a casa tante volte. Alla fine c’è una voce “fantasmatica” che dice “happy Halloween”…”
A casa verifico. È vero. A fine video c’è un sussurro che in classe non abbiamo sentito.
Fantastico G.
Non so quanto ha imparato. Come lo valuto? Ha colto un particolare che nessuno di noi…
Ok G. Ti metterò un 10 nel “listening”.
Vorrei riempire questo 10 di tutto ciò che ho capito di te. Ma non si può. Il voto è solo un numero. E, invece, qui, in questo caso, ci sarebbe una vita da raccontare.

Ma nessuno me lo chiederà. Lo sappiamo io e te, G. Sei un bambino specialissimo…
Happy Halloween to us!

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La scrittura ritrovata

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La scrittura ” parla” di noi. Una grafia armonica e funzionale (non sempre e solo bella!) può agevolare un altrettanto armonico sviluppo della persona.  Ho letto molto sull’ argomento e sono sempre più convinta che se si intervenisse già dalla scuola materna con esercizi mirati, si potrebbero evitare difficoltà maggiori nel percorso scolastico di molti bambini. Alcuni colleghi non sono d’accordo con le mie posizioni sostenendo che il corsivo sia troppo difficile per i bambini più svantaggiati. Ora anche una larga fetta di esperti sostiene che insegnare il corsivo a bambini con difficoltà sia, addirittura, dannoso. Fortunatamente alcuni studi ne ribadiscono l’importanza. http://www.lastampa.it/2010/10/21/societa/la-bella-scrittura-ti-fa-intelligente-Th4ieeU5PeEnikpKXUVWeI/pagina.html

È palese che se un bambino ha problemi motori non può affrontare un simile impegno. Ma non trovo motivo per non provare ad insegnarlo ad un bambino con difficoltà, per esempio, di linguaggio. Lo scorso anno ho provato a seguire un percorso di scrittura abbastanza strutturato. Ora comincio a ” raccogliere” frutti. In questa fase i bambini stanno cominciando a ” cambiare” la scrittura, nel senso che stanno maturando un loro stile personale. Ma quanta soddisfazione nel vederli scrivere volentieri autoimponendosi il silenzio per concentrarsi meglio sui movimenti! Dalle foto si evince che, in fase iniziale, le scritture sono un po’ stereotipate. All’inizio, infatti, ero un po’ spaventata perché….assomigliavano quasi tutte alla mia! I bambini tendevano ad imitare  perfino i movimenti che mi vedevano fare quando scrivevo alla lavagna! Per qualche tempo ho temuto di averli condizionati troppo. Ora, fortunatamente, vedo chiaramente il distacco dal modello. Pericolo scampato!

Nella mia classe ci sono bambini stranieri, bambini con difficoltà di linguaggio e di comprensione. Tutti però scrivono in corsivo e nessuno di loro ha mai chiesto di non farlo. Anzi! Quando propongo loro lavori di consolidamento per le sillabe difficili in stampato maiuscolo storcono il naso. Provo ad inserire il materiale raccolto per raccontare il nostro percorso.

Il mio punto di riferimento è stato un piccolo testo http://www.ibs.it/code/9788842549123/venturelli-alessandra/lettere-fondo-mare.html di Alessandra Venturelli che delinea un percorso dal tratto più semplice e lineare a quello più complesso e tortuoso tipico del corsivo. Naturalmente ho spiegato ai bambini l’ importanza di imparare a scrivere bene e li ho resi partecipi dei loro progressi. Abbiamo dedicato “momenti speciali” a questa attività: dopo aver mostrato loro i movimenti che avrebbero dovuto imitare, si faceva silenzio. Matita ben appuntita, tanta tranquillità e…via, al lavoro! I bambini chiedevano spesso durante la settimana di fare i nostri esercizi: lo vivevano come un momento importante,”loro”. Ecco i primi movimenti. image   image image image image image image

La maggior parte dei bambini ama colorare. Ho incoraggiato in vari modi questa naturale propensione, utile a  sciogliere i movimenti di polsi e mani. Eccone alcuni.

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PROVA DI COPIE DI FIGURE Questa semplice prova testimonia i progressi fatti dai bambini durante l’ anno scolastico. Ad Aprile i bambini mostrano più scioltezza, più sicurezza e precisione nei movimenti.

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Ed ecco alcune scritture un po’ stereotipate che sono emerse. image image image imageimage

Ora, quasi a fine seconda, i bambini stanno maturando la loro vera scrittura: sperimentano, decidono che cosa ” tenere” e che cosa ” scartare”.Li lascio fare. Noto però un’ attenzione e una cura non comune ai famosi ” agganci” fra lettere. Attenzione che nasce dalla sicurezza di un automatismo acquisito e interiorizzato. Queste sono le loro scritture ad oggi.

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Quest’ultima  è la scrittura di un bambino con gravi difficoltà di linguaggio.

E’ evidente il tratto più difficoltoso e disarmonico. Il bambino, però scrive molto volentieri e in modo comprensibile.

Si può pretendere di più?

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Grammatica…divergente 1

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I bambini riescono sempre a sorprendermi.

Un po’ banale come osservazione, si potrebbe dire.  Già ! Oggi però ho avuto l’ ulteriore conferma che le idee migliori per spiegare ” cose” ai bambini vengono quasi sempre dai bambini stessi.

Spiego diligentemente i nomi comuni: ” Allora bambini , i nomi comuni indicano oggetti, animali o persone……e bla,bla,bla……bla, bla, bla……”. Noto lo sguardo trasognato di uno di loro e lo richiamo . Mi accorgo però di non essere riuscita ( per fortuna?) ad interrompere il flusso dei suoi pensieri.  Curiosa , chiedo : ” Cosa c’è ?”  e lui : ” Sai mae, pensavo ad un signore con tre cappelli ….il signor Nome!” . Mi fermo e rifletto. Non penso che formalmente sia corretto ciò che è venuto fuori ma…tant’è !  Potevo continuare a ” spiegare diligentemente” e dare poi le schedine che così DILIGENTEMENTE  avevo predisposto ; ho preferito seguire il flusso dei pensieri  di un bambino un po’ distratto.  Sicuramente il signor Nome sarà più difficilmente dimenticato…….ora la maestra deve inventarsi qualcosa per l’ articolo. Speriamo che un bambino si distragga un po’! Vi presento il signor Nome.

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Ebook adventure

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Che avventura! Ho seguito un corso del Politecnico di Milano la cui finalità era la costruzione di un ebook.

Premessa: il mio ebook è solo una raccolta di articoli sulla scrittura che ho rintracciato in rete. L’ argomento è ” mio” , nelle mie corde, ma i contenuti? Insomma, come dire? , un lavoro più ” tecnico” che contenutistico.

Ma …..la fatica?
Forse la finalità ( almeno spero) era quella di farci conoscere nuove ” vie” per poi poter costruire qualcosa di significativo didatticamente parlando. Ok.

Veniamo al racconto dell’ Odissea ( credetemi, per le mie capacità era davvero un po’ soprannaturale):

instapaper: c’era anche il tutorial fra i materiali fruibili del corso. Bene: lo cerco e lo trovo. Capisco (?) che la sua funzione è quella di raccogliere articoli ed elementi sul web per permetterne la lettura in momenti diversi e inizia il disperato tentativo di inserire il pulsante ” read later” sulla toolbar.Sull’ ipad non si riesce proprio(IO non ci riesco proprio ) e il mio fisso ….lasciamo perdere.

Dopo innumerevoli tentativi mi arrendo. In fondo devo solo inserire qualche articolo; forse posso farlo manualmente. Trovato! Posso inserire l’URL manualmente : ahhhhhhhhhhhhh!!
Finalmente riesco a vedere i miei tre articoli lì pronti da leggere. Ora devo creare una cartella e saltellando da un tasto all’ altro ci riesco. Fatto. Procediamo.

calibre :  qui è facile, dai ce la posso fare. Download ….vai! Niente di niente,non si muove foglia( o barra! ). Corro sul forum del corso leggo, cerco, mi soffermo . Nada. Ma c’è sempre la ricerca sul web: e comincio a spulciare i forum tecnologici (ma quanti ce ne sono?) ponendo domande e ricevendo quasi mai risposte!” ‘Annamo bene “( alla Sordi maniera). Ho capito che è un problema di file dmg (non sapevo che esistessero) e che ci sarebbe una procedura complicatissima che potrebbe risolvere…no,no lasciamo perdere. Calibre non supporta iOS o viceversa, devo ancora capirlo. Depongo le armi , la guerra è finita. Ma…

epubeditor: casualmente  leggo sul forum del corso dell’esistenza di questi servizi on line, per ora gratuiti. Proviamo. È tutto abbastanza semplice. Si può salvare il lavoro in vari formati : epub2, epub3, scorm e pdf. Salvo nell’ unico formato che conosco. Il resto, boh? Sembrano nomi di malattie contagiose…

Riesco anche ad editare un pochino. Mi diverto a costruire la copertina con Instacollage.

scribd: per caricare l’ ebook sulla piattaforma bisogna, prima, pubblicarlo su scribd. La strada è in discesa: c’è una app gratuita. Ok . E come trasferisco l’ ebook lì dentro? Dopo averci ragionato un po’ su ( stavolta ho capito quasi subito…) accedo  a Scribd.com per ottenere un link e quindi per pubblicarlo.

Così si apre un ‘ altra disperata ricerca per caricare l’epub. Riesco a scaricarlo passando da Dropbox anche se prima di riuscirci ho tentato con tutte le app possibili. Perché Dropbox sì e le altre no? ….Non chiedetelo a me!

Alla fine, non so neanche descrivere bene come, vedo il mio epub pubblicato.

Lo salvo anche sulla mia libreria e ora è lì che mi guarda appena apro Scribd.

Confesso che non l’ ho caricato sulla piattaforma perché ….non ci riesco. Sfinita , lascio perdere.

Ho impiegato più di due settimane…

Non so se si può chiamare ebook ; io comunque ho riportato diligentemente le fonti…me lo ha insegnato Andreas.
Il lavoro è abbastanza dignitoso ( graficamente parlando). Ma , sottolineo, la FATICA?
Ormai era diventata una sfida con me stessa.
Ebook…o raccolta…o epub….o quel che ‘lè ….finito.
Consapevole che un ebook si può fare….non so se mai lo rifarò.

Eccolo qui

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Come scrivere bene, di Umberto Eco

Esilarante…

New Experience

scrivere bene

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle…

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Raccontami una storia

“La lettura ad alta voce è uno dei processi di interazione fondamentale sin da quando siamo molto piccoli. Anche persone che hanno avuto bassi livelli di esposizione successiva alla lettura possono, nella prima infanzia, aver ricevuto cura ed attenzione attraverso la pratica della lettura ad alta voce da parte di adulti significativi.
Gli studi degli ultimi dieci anni dimostrano come la lettura, e in particolare la lettura ad alta voce di testi narrativi, faciliti l’attivazione della corteccia cerebrale e come queste attivazioni siano in accordo con le diverse componenti della narrazione (che si riferiscono al soggetto, al fine, alle caratteristiche delle situazioni presentate, ecc.). Molto interessante risulta il fatto che le regioni che si attivano non sono soltanto quelle che solitamente presiedono alla produzione e alla comprensione del linguaggio, ma che vi siano attivazioni che interessano addirittura la corteccia motoria e la corteccia visiva. Semplificando potremmo asserire che la lettura e la lettura ad alta voce siano capaci di avvicinarsi all’esperienza diretta. La narrativa avrebbe dunque la potenza di essere esperita come esperienza completa vicina a quella del vero vissuto. Nella lettura sarebbero allora nascosti enormi serbatoi di significati, di comportamenti, di emozioni, di strategia a cui attingere per la propria vita.”

L’ esposizione precoce dei bambini alla lettura rappresenta una strategia fondamentale per lo sviluppo affettivo e cognitivo. Leggere ad alta voce una bella storia ad un bambino è  una vera e propria ” cura” educativa  da molteplici punti di vista. Fino  ai sette anni  il bambino vive in maniera totalizzante ogni esperienza. Anche quella della lettura. Il bambino educato alla lettura sentirà il bisogno di leggere per tutta la vita e soprattutto riuscirà  a conoscere la realtà con quella flessibilità sempre più necessaria ad una  realtà complessa come la nostra.

E , soprattutto, non sarà MAI solo.

Convinta sostenitrice del valore e dell’ importanza della lettura ho sempre letto molto ai miei figli e  nelle classi in cui ho lavorato ( anche quando insegnavo matematica !).

Racconti e libri di ogni genere ma che, innanzitutto , piacessero a me . Non si può far vivere un’ emozione se non la si prova.  Leggere è  prima di tutto un piacere e si trasmette entusiasmo solo  leggendo un testo che è nelle nostre corde, che  , in qualche forma, ci appartiene.

Il passaggio successivo ad una ” sovraesposizione” alla lettura è  la voglia di raccontare.

Siamo, ora , nella fase entusiastica: i bambini hanno fatto propri molti meccanismi linguistici e si mettono costantemente alla prova. Anche quando certe parole proprio non si sanno ancora scrivere -..ma maestra questa parola non l’ abbiamo ancora ” fatta”….- ( riferendosi alle difficoltà ortografiche non ancora affrontate).

Ormai cresciuti e autonomi nella lettura e nella scrittura i” miei “bambini ( quasi tutti,eh….) hanno scoperto il piacere di inventare storie .

Iniziano a farlo oralmente ; si tratta di ascoltarli e di provare a dare un ordine all’ intreccio che ne viene fuori.

Quest’ anno  abbiamo  cominciato a raccontare così :

  • Abbiamo inventato storie a voce inventando il personaggio, il tempo e il luogo .

  • Siamo poi passati a scrivere testi collettivi molto semplici .

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  • Ho poi fornito loro una prima traccia in cui i colori aiutano a memorizzare le tre parti fondamentali con cui provare a dare ordine al flusso del pensiero.

Con l’ aiuto delle immagini sono  nate le  prime semplicissime storie costituite da tre periodi : inizio ( verde) , svolgimento ( blu ) , finale ( rosso).

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-Dopo vari testi con  e senza l’ aiuto di immagini abbiamo cominciato ad approfondire la parte iniziale.

Ho fornito ad ogni bambino uno schemino più dettagliato da conservare e da consultare  “all’ occorrenza”.

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I bambini continuano ad inventare storie sempre più ricche di particolari  ma la cosa più importante  è che amano farlo, si divertono.

E io con loro.

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Semplice, semplice…ma divertente!

Cose molto semplici per lavorare insieme. Nulla di troppo pretenzioso, naturalmente. Anche perché a scuola non ci sono molti materiali; giusto un po’ di cartoncino, colla e forbici. Fortunatamente i bambini non ” mollano” mai e  la loro fantasia supplisce alle nostre mancanze.

Torri di regoli, ANIMALFOGLIE è ..un po’ di Halloween

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Mi piace molto l’ idea….

Un video che mi ha fatto riflettere. Ogni giorno ci sentiamo ripetere le stesse frasi: non ci sono fondi, hanno tagliato, mancano i soldi .
Ovunque ciascuno di noi viva o lavori è sempre la solita solfa che, a dirla tutta, non fa che renderci sempre più avviliti e sfiduciati.
Nel video emerge una proposta interessante anche perché non richiede, mi è sembrato di capire, grandi investimenti economici.
Semplicemente , il gioco.
Ma un gioco attivo, pensato, che aiuti i bambini a sviluppare capacità logiche e sociali.

Mi piace….

 

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Per il mio compleanno niente gioielli, please!

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L’ oggetto del desiderio, la finestrella magica..come la vogliamo chiamare? Finalmente c’è ..è mia!!

Ora sono tre giorni che non mi stacco più.

Frullano le idee, mi meraviglio della mia meraviglia, mi stupisco del mio stupore, mi sollecito a staccarmi. Come faccio? Ho così tanto da imparare..e quanto riuscirò ad usarlo con i bambini?

Animoby: mi sembra di vederli sorridere di fronte alle immagini, ai suoni.

Facce matte, che spasso! E mille altre app che solleticano la fantasia di chiunque..mi sembra di essere regredita all’ infanzia quando avevo tra le mani, per la prima volta, il giocattolo nuovo.

Poi la realtà : riuscirò ad usarlo in classe? Forse qualcosa si muove, ha assicurato il ds.

Si vedrà ! Intanto lasciatemi qui ad imparar giocando e sognando.

A volte i sogni si avverano, a volte….