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Papaveri e papere

Riesco quasi sempre ad esprimermi con misura ma trovo questa protesta inutile e superficiale perché priva di proposte concrete e di una visione allargata del problema.

Sono stupita da chi, ad ogni “cambio” ministro, presenta le proprie rimostranze ripartendo sempre e solo dalla scuola Primaria.

Provo un sincero fastidio e una mal tolleranza verso coloro che “tutto sanno” ma poco hanno vissuto sulla pelle.

Francamente nella scuola primaria italiana in molti anni di servizio, ho visto un susseguirsi di… tutto!

Ho conosciuto colleghi di un’ignoranza “mostruosa” che non riuscivano neppure a scrivere correttamente una parola; ne ho conosciuti altri con doti umane talmente spiccate che sopperivano ad una cultura “zoppicante”; altri ancora dotati di un buon bagaglio culturale ma con l’empatia di ghiaccioli. Un po’ come capita in tutti gli ambienti, del resto.

Non ho mai visto prese di posizione da parte di nessuno. Mi spiego: gli insegnanti vengono “uniformati”; nessuno pensa ad un difficile ma possibile miglioramento delle modalità con cui reclutarli, formarli e seguirli nel loro percorso che, con il passare del tempo, è sempre più difficile e controverso. Tutti si è assunti e si procede sui soliti binari e la “sorte” decide se e a chi toccherà un insegnante valido o uno meno.

Entro nel merito della polemica: insegno italiano con passione da diversi anni. Faccio molta ortografia, dettati, riassunti e… la signora grammatica! Perfino il corsivo “perseguo”! Non tutte le insegnanti lo fanno, è chiaro. Quindi? La “maestra” tuttologa non può, umanamente, rispondere a tutto. E la storia? E la geografia? E l’inglese? E la musica? E l’arte? E il pensiero computazionale? E…. potrei continuare all’infinito.

Si noti che le scienze ci dicono che per insegnare bene una disciplina occorre conoscerne i nuclei fondanti. Chiaro che gli insegnanti della primaria dovrebbero essere concentrati di scienza infusa. Non è così e lo sappiamo tutti.

Quante volte ho visto un’espressione di sufficienza quando ho nominato la parola “grammatica” davanti ai vari “esperti”! Ora mi sento dire che i giovani non “sanno” e capisco perché. Colleghe meno “ancorate” si saranno sentite in dovere di seguire i vari guru che raccomandavano lo spontaneismo e il mantra- evergreen “seguire l’interesse e l’ispirazione dei bambini”. Il metodo globale “puro” per l’insegnamento della scrittura è stato, per certi versi, devastante.

Ora altri (o gli stessi?) “dei” manifestano contro questa ignoranza diffusa e, mentre lo fanno (guardate l’intervista!) non sanno neppure nominare esattamente il “cosa” modificare. 

Mi viene un dubbio: avranno letto le Indicazioni Nazionali? E i “vecchi”, buoni Programmi dell’85? Credo proprio di no.

Specialisti nel gettare il sasso, insomma, e ritrarre la mano.

“Sporcarsi” un po’ le mani ed entrare nel merito di ciò che potrebbe non funzionare richiede sforzo, capacità di analisi ed umiltà. Non è che proprio chi lamenta un analfabetismo funzionale e operativo della popolazione “ha peccato” di superficialità non preoccupandosi minimamente di approfondire l’argomento di cui parlano? L’impressione è questa. Facile scaricare sempre “colpe” su chi è venuto prima  senza mai analizzare i propri limiti e le proprie lacune. Da “vecchia” universitaria ricordo l’indignazione per l’organizzazione che all’epoca definivo “scandalosa”, delle lezioni, degli orari, del calendario esami.

Ora la questione è evidente: l’università mai si tocca, o lo si fa malvolentieri, perché è il “nido” dei legiferatori. Non vedo altra spiegazione dato che l’università italiana, da sempre, è riconosciuta come sistema malfunzionante (per usare un eufemismo…). Posizione populista forse ma i fatti portano proprio a credere che sia così.

È pur vero che, in nome di una cattiva interpretazione del concetto di libertà di insegnamento, si è un po’ persa la rotta. Insomma ci sono fondamenti da cui non si può prescindere. L’ortografia e la grammatica di base non si possono proprio posporre a nient’altro. Chi non riesce a scrivere, a leggere e a comprendere non avrà mai i mezzi per crescere, migliorare e imparare nulla. Lo dico sempre ai miei bambini: italiano non è una “materia”. Italiano è “tutte le materie” (tralascio i vari e fantasiosi esempi con cui li faccio riflettere in tal senso). Da alcuni anni faccio anche vedere alcuni errori eclatanti che si leggono sui social per farli riflettere (anche!) sul fatto che quando si scrive su un social si viene letti da moltissime persone.

Ora non ci resta che attendere le grandi novità che studieranno i professoroni per aiutarci a fare meglio, a migliorarci. Noi, sempre noi e solo noi.

Loro, nel frattempo, continueranno ad andare in università tre volte a settimana, dopo le dieci del mattino, a percepire il doppio o il triplo del nostro stipendio, a “consigliare” i loro testi per gli esami. Però continueranno a sentirsi “profondamente offesi” dall’ignoranza dilagante, da un italiano sgrammaticato che le misere maestre non sanno insegnare.

A noi rimangono gli avvisi per la pediculosi e l’ossiuriasi (new entry;-), le levatacce, i progetti, le lezioni quotidiane, le stringhe da allacciare e i nasi da soffiare.

Ah no!!! Rimane anche una bella, luccicante, nuovissima riforma in cui ci si dirà… e ora su, su care maestre, rimettetevi in gioco! 

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Per un paio di figurine

Ripercorro, riflettendo, uno scambio avuto nei corridoi con una collega. Spesso mi capita di ripercorrere mentalmente gli scambi comunicativi con le persone. Trovo che questa particolare attitudine sia da un lato utile per riflessioni più approfondite a cui mi porta; dall’altro, a tratti, la trovo una faticosissima caratteristica personale.

L’episodio a cui facevamo riferimento era lo scambio delle figurine durante l’intervallo. Molti bambini chiedono di poterle scambiare. Da anni, stanche di dover gestire liti, accuse di furto, genitori inviperiti perché i loro bambini “non hanno più l’unica figurina a cui tenevano tanto (!!) “, abbiamo stabilito che sarebbe meglio che i bambini non portassero carte o figurine a scuola.

Ora, sempre più, i bambini chiedono di farlo. Perché? Come mai?

Fino a pochi anni fa la scuola era il momento dell’ordine, del rigore, del “dover essere”. A scuola si stava fermi, zitti e seduti. Ad ascoltare. Il pomeriggio poi si usciva a correre, giocare e distrarsi. Ora è tutto cambiato.  A scuola si dà più spazio e tempo alla socialità. Non c’è solo la “trasmissione delle conoscenze”, i voti ( quest’abito che ci sta così stretto!), ma c’è più attenzione ai processi, alle interazioni umane. Anche perché… se non lo facesse la scuola, quale altro luogo potrebbe essere deputato a questo?

Le palestre? Molte sono peggio di caserme. I campi di calcio? Territorio di competizione. L’ultima “spiaggia” è la forzata solitudine in cui moltissimi bambini si ritrovano nei lunghi pomeriggi in casa, riempiti dalla play e dalla TV.

Allora forse forse….benissimo che ci chiedano di scambiare figurine, no? La scuola non è più luogo di trasmissione delle conoscenze ma diventa vita vera, scambio (appunto!) di esperienze, di vissuti personali, di emozioni. Diventa veicolo di esperienze in cui rientrano ANCHE le conoscenze; non solo. Mi piace questo cambiamento! Questo paradigma che si inverte stimola a ripensare pratiche.

Care colleghe, dovremo rivedere la regola! Ai bambini rimane… la scuola! Anche per scambiare le intramontabili figurine!!!

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Se questo è un “compito”

Aldilà delle mie più rosee aspettative i bambini hanno risposto con entusiasmo al taccuino proposto per l’estate. Obiettivo era creare motivazione alla scrittura. Ne avevo parlato qui.
I bambini hanno acquistato in cartoleria un quadernetto carino e con impostazione grafica accattivante (la ricerca!). Lo hanno poi abbellito con adesivi, disegni e decorazioni. Infine lo hanno riempito di.. scrittura! Hanno scritto canzoni, racconti, slogan, pezzi di testo tratti dai libri assegnati.
Hanno letto voracemente: alcuni fino a 6 libri scelti fra i titoli assegnati. Altri uno o due ovviamente.

Molti di loro rientrano nelle “famose” sigle: dsa e bes. Alcuni non conoscono bene la lingua italiana. Ma hanno scritto. Tutti. Alcuni hanno anche incollato, ritagliato, colorato ed erano visibilmente soddisfatti del lavoro svolto. Hanno appena iniziato la quinta classe primaria ma hanno già maturato il gusto di raccontarsi. Un po’ di merito me lo prendo. Piccole soddisfazioni che servono a tutti: a loro e a me. Ora i taccuini giacciono lì sulla cattedra. Ma…. potrò non sfruttare questo loro splendido entusiasmo? E chi li “abbandona” più ‘sti taccuini. Alla mia proposta di continuare a scrivere un bambino ( sveglissimo!) ha mangiato la foglia:” Sì ma… quante pagine dovremmo riempire al giorno?”. Si vedeva già smoccolare tutti i giorni per farsi venire idee…

Li ho rassicurati dicendo che quello rimarrà proprio una “cosa loro”. Da riempire a piacimento e, quando lo desiderano, da far leggere alla maestra e/o ai compagni. Sono certa che il taccuino si arricchirà. Inserisco una galleria di immagini

 

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Tempo di compiti estivi

Grazie ad un gruppo Facebook e alle fantastiche insegnanti che vi partecipano ho trovato indicazioni  per i compiti estivi da assegnare ai miei bambini. La prof in questione aveva preparato un lavoro più corposo proprio perché rivolto ai ragazzi più grandi. Io l’ho ripreso e calibrato sui bambini più piccoli. Trovo che lascino molto spazio alla creatività e alla  fantasia. Vedremo, a settembre, che cosa salterà fuori.  Era da molto tempo che cercavo qualcosa di simile. Evidentemente non sono la sola a pensare che i soliti libretti siano un po’ scontati, anonimi e ripetitivi. Questo mi conforta un po’.

Eccoli ….compiti estivi

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L’anima, gli animatori e i dis-animati

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Non si può certo parlare di ” anima” in modo leggero. Non si fa per rispetto a tutto quel mare di teorie filosofiche che ne hanno sondato anche gli aspetti più reconditi. È una di quelle parole vaghe, astratte, indefinibili e inafferrabili. Parola molto usata ed abusata. Eppure…se uno ha anima, nell’accezione più diffusa, lo vedi, lo “senti”. Non mi soffermerei sui discernimenti filosofico-teologici.

Cuore-passione-energia-impegno.

È una di quelle cose che uno ha o non ha. Nulla da fare. E se uno ce l’ha la mette in ogni cosa che fa, che vive. Nel lavoro e nella vita. A volte rimane anche scottato da questo “metterci l’anima” ma non può farne a meno: ce la mette sempre. È nel suo dna.

Non riesce a controllarla quest’anima strabordante.
Eletta, con auto-candidatura, animatrice digitale mi pongo domande. Non ho grandi abilità e conoscenze tecniche, sono solo appassionatamente curiosa,  ma, dopo i primi momenti di smarrimento, ho capito che proprio non conta. Conta entrare in  classe ogni giorno con entusiasmo e voglia di cambiare qualcosa, conta la volontà di migliorare se stessi e l’ambiente in cui si lavora. Conta la passione. Conta il cuore. E io ce lo metto sempre. Anche quando sbaglio…anzi, soprattutto quando sbaglio perché solitamente accade quando spingo troppo l’acceleratore, quando non riesco a dire no, quando mi carico dei problemi degli altri. E, tutte le volte!, mi ritrovo a ” maledire” questa mia natura che rende la vita più difficile e complicata.

È quell’ anima strabordante che proprio non sa frenarsi.

Inutili i consigli di chi, saggiamente, ti invita alla cautela  e ti rimprovera di non tutelarti abbastanza.

“Educare” deriva da e-ducere, tirar fuori. Si può tentare di educare  se non ci si mette in gioco? Può un bambino imparare se chi insegna non trasmette un po’ di emozione, di coinvolgimento in quello che fa e dice? Difficile mettere “sul piatto” pezzettini di sé. Fuori e dentro la classe. Eppure credo che mettersi in gioco anche emozionalmente sia imprescindibile nell’insegnamento. Tutti noi ricordiamo i prof che…”c’erano”, che si emozionavano, che spiegavano con convinzione e passione la loro materia.

Rifletto, quindi, su chi dovrei animare.

Con alcuni è facile: li incontri, li senti, parli con loro, ti confronti, scherzi ( il dono dell’ironia…prezioso!). Con questi colleghi il gioco è facile…ma gli altri? Quelli che proprio…non ci si fa? Non parlano. Non ridono mai.

” Hanno  problemi…” .

Rispondo sempre, invariabilmente, che i problemi li abbiamo tutti. E spesso chi lotta ogni giorno con problemi grandi ha più ” anima”( rieccola!) degli altri. Chissà perché le persone provate dalla vita hanno, in genere, quel “qualcosa”in più che li rende più umani.

 

I dis- animati  sono perennemente ed esclusivamente preoccupati per l’orario, le retribuzioni, il registro, le verifiche,  la sicurezza, i  diritti ; trascorrono il loro tempo chiusi in aula. Non raccontano mai nulla, parlano poco di loro e delle cose del mondo.

Mi si dice anche che è questione di anzianità di servizio. Non credo proprio. Conosco sessantenni più attivi e propositivi di alcuni trentenni.

Cosa potrei inventarmi per animare i dis-animati? Chiaro che la tecnologia non basta…non serve.

È l’approccio alla vita che “langue”. Poco si può fare.

La tecnologia può solo allungare un po’ le ali. Ma le ali devono necessariamente esserci. Un tablet non animerà mai un dis-animato. Prendiamone atto per evitarci delusioni future…

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Un cortometraggio per pensare

 

Una collega su un gruppo Facebook ha segnalato questo sito.

Sito ricco di materiale con  lezioni allegate, come tipicamente avviene nel modello anglosassone. Apro e comincio a perlustrare. I video sono brevi e per più livelli di preparazione. Il primo che compare sembra adatto ai miei bambini. Insegno ( anche) inglese in una terza, in una quarta e in una quinta classe della scuola primaria. Abbiamo in dotazione anche un valido libro di testo su cui lavoriamo volentieri: ai bambini piace molto  l’ascolto dei fumetti e delle storielle che corredano il sussidio. Ma si sa…ogni tanto si può e si deve ( a mio parere) introdurre qualcosa di nuovo e di motivante per i bambini.

Ed ecco il film che li ha tanto coinvolti. A dir la verità lo scopo principale era avviare minime riflessioni in inglese sul bambino e sul cagnolino. Ma, come spesso succede, dopo la visione ( attentissima!) del film i bambini sono partiti con una “raffica “di  riflessioni che, quasi subito, in barba alla mia non troppo pretenziosa lezioncina d’inglese, si sono rivelate molto significative. Mi devo proprio arrendere! Gli spunti migliori arrivano quando DEVIO o MI ALLINEO. Insomma, quando li seguo! Inglese dopo…ooooookkkkkk…..

Riporto stralci.

Maestra:” Il bambino che gioca è felice?”  Una bambina:” No, è arrabbiato”. Un altro:” No, gioca alla playyyy!!!! Non può essere arrabbiato!”. Altri tre, subito:” Non è la play è l’ xbox…non hai visto il joystick???? ”

Michele:” Il bambino è crudele, cattivo…lo butta via!”

Silvia:” No, ce l’ha col mondo per il suo problema…e buttando via il cagnolino è come se…… Buttasse via anche il suo problema.”

Maestra:” E il cagnolino?”

Paolo:” È uno che non si arrende…”

Marina:” Gli fa vedere che può fare cose divertenti anche…così! ”

Sfida della maestra..:” Secondo voi, perché ad un certo punto, si vede il mondo alla rovescia??” …” Perché il cagnolino è a testa in giù…. ”

Silenzio. E sento il rumore delle “rotelline” che girano un po’. In ben due classi due bambini diversi , timidamente:” Forse….vede il mondo da un’altra prospettiva?”.
E un’altra:” Poi maestra…la pallina rossa con intorno tutto il bianco. Un segno di allegria in una vita un po’…bianca? Cioè triste?”.
Ho capito: filosofia. Una lezione di filosofia!

Altro che ” the little dog is very nice or so cute..” o ” the boy is angry “.

Oppure il lavoretto sulle preposizioni: in the box, under the table, in front of…..
Ancora una volta a loro il merito di farci vedere il mondo da un’altra prospettiva.

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Prime storie con Storybird

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Girovagando per blog mi sono imbattuta in alcune storie prodotte dai bambini. Aiutare i bambini a trovare il modo di esprimersi è sempre stato un mio obiettivo prioritario e quando  trovo proposte e idee per far costruire racconti …non resisto.

Questo è il blog da cui ho ” copiato” l’idea
Questa è l’applicazione usata.
Da quest’anno, finalmente!,  anche in classe mia è stata attivata l’agognata connessione e cominciamo a far lavorare i bambini in modo un po’diverso. Certo, per ora, c’è solo un pc disponibile ma il numero esiguo dei bambini mi ha permesso di tentare.
Ho diviso i bambini a gruppi cercando il famoso “equilibrio”.

La riflessione è iniziata proprio da qui: gruppetti di tre bambini. Non è detto che il bambino più scolasticamente pronto costituisca una certezza. Ci sono bambini che commettono errori ortografici e sintattici ma in quanto a fantasia…non difettano rispetto ai ” più bravi”. Anzi!

L’uso di Storybird prevede la scelta e l’assemblaggio di immagini: la fantasia è fondamentale.
Quindi ho formato gruppi seguendo questo criterio:
un” creativo”, un ” correttore”, un ” tecnico”.
L’applicazione prevede la scelta fra immagini qualitativamente molto buone. Il limite è che, una volta scelto lo stile, le immagini sono numericamente limitate. I bambini devono riuscire a costruire una storia osservando e scegliendo un numero limitato di immagini date. Non è semplice per bambini di 8/9 anni.
Altro problema organizzativo: un solo pc e la possibilità di lavorarci ” a turno”. E gli altri?
Gli altri gruppi costruiscono storie sul cartaceo. Un po’ limitante. Provo a fornire loro immagini ( ritagli, foto..) per fare un lavoro ” simile”.
Cerco soluzioni: occorre organizzare il lavoro da casa facendo una selezione di immagini (cartacee per i gruppi senza pc e virtuali su Storybird) . È necessario  ordinarle per costruire una sorta di traccia….si perde un po’ in termini di spontaneità ed espressività ma i bambini si “sentono” più sicuri. Gli stili fra cui scegliere su Storybird sono davvero molti e credo che limitare le loro scelte possa aiutarli ad orientarsi meglio. Inoltre ci si guadagna in tempistica….

Certo il lavoro da fare a casa aumenta spropositamente. E qui si apre un altro  ampio e dibattuto capitolo: organizzare e fare un certo tipo di attività  in classe implica un notevole dispiego di tempo ed energia per noi insegnanti. È innegabile. Il problema non è da poco sotto molti punti di vista.

Intanto continuo a cercare. Forse non ho ancora scoperto tutte le possibilità che offre Storybird. Unico dato certo: ai bambini piace moltissimo. Scrivono, rileggono, correggono. Discutono fra loro sulla lettura delle immagini e sulla forma della scrittura. Un lavoro interdisciplinare notevole, direi. Riporto i link di alcune delle prime storie prodotte.
Siamo solo all’inizio… Vorrei tentare altre soluzioni.

Ora si apre, per me, un periodo faticoso e stimolante che richiederà tempo ed impegno.
Nomina AD.
Una nuova sfida.

giornate difficili

un pigro halloween

fantasia

animali in libertà